Andrea Severini

Un cittadino in MoVimento

G-Locale non più Globale

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Oggi la nuova parola che deve prendere piede è Locale.

Locale non inteso come un posto dove andare a mangiare o divertirsi ma inteso come : Proprio, caratteristico di un determinato luogo; del posto insomma.

Dobbiamo riuscire a spostare l’attenzione su questa parola, capire che i prodotti locali hanno la preferenza su quelli europei o internazionali, che il lavoro locale di una piccola e media impresa è da incentivare rispetto al lavoro di una multinazionale, che lo sviluppo locale deve essere la priorità per cambiare questo sistema che fagocita tutto senza rispetto appunto delle realtà locali.

Ormai assistiamo da anni a chiusure di piccoli negozi, di artigianato locale (ancora esistono?), assistiamo inermi all’apertura di centri commerciali che spuntano come funghi, abbiamo nella grande distribuzione prodotti da tutto il mondo ma non quelli del contadino vicino al supermercato. E’ una follia!

Pochi giorni fa parlando con un mio amico, che ha un campo di kiwi insieme al padre e che coltiva in modo biologico in un terreno vicino Roma, mi ha detto che si sono dovuti rivolgere ai gruppi di acquisto solidale per vendere i loro prodotti perchè la grande distribuzione non gli compra i kiwi, preferiscono comprare i kiwi che arrivano da chi sa dove piuttosto che prendere quelli a km 0 e con una qualità migliore.
Tutto questo per risparmiare pochi centesimi al chilo.

Non capendo però che quel risparmio comporterà disagi sociali molto più pesanti e gravi del risparmio avvenuto al momento.

Tutto questo favorirà la chiusura di piccole aziende, sfruttamento del lavoro per garantire il prezzo più basso, malattie sociali, distruzioni ambientali e perdita dei diritti lavorativi.

Questa cosa mi lascia basito, non concepisco che tipo di sistema abbiamo creato.

Com’è possibile che pur di risparmiare qualche centesimo andiamo a reperire prodotti, che abbiamo localmente, in altri stati se non in altri continenti? Vi sembra normale?

Un esempio,

Il prodotto made in Italy d’eccellenza è l’olio, abbiamo uliveti da tutte le parti, però nella grande distribuzione troviamo solamente olio proveniente da comunità europea…vi rendete conto? Fateci caso quando comprate l’olio e leggete l’etichetta.

E’ assurdo!

Per rinascere come civiltà dobbiamo riappropiarci delle nostre cose, rendere il locale la nostra punta di diamante, favorire in tutti i modi le piccole realtà e cominciare a cancellare la parola globale e sostituirla con G-LOCALE(La glocalizzazione pone al centro della sua “filosofia”, l’individuo, la persona umana, il patrimonio locale materiale e immateriale della persona e del gruppo di appartenenza. Non ignora la dialettica che deriva dall’incontro-scontro dei vari gruppi all’interno della logica sistema-sottosistema ma non perde mai di vista il micro nella sua relazione con il macro) solo così riusciremo a dare una svolta a questa economia impazzita e senza freni.

per approfondimenti sul glocale

http://www.systemicdesign.org/identita/cultura-glocale

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